Mercato del lavoro: i protagonisti sono gli over 50

Sono i “senior” i privilegiati nel mercato del lavoro. SI tratta di una delle evidenze del nuovo “Bollettino sul Mercato del Lavoro n. 3/2025”, realizzato dal CNEL in collaborazione con l’ISTAT.

Il documento, relativo al secondo trimestre 2025, offre uno spaccato molto esaustivo sull’andamento occupazionale in Italia, con particolare attenzione alla fascia d’età compresa tra i 50 e i 64 anni.

Occupazione in crescita, ma a ritmi più lenti

Il mercato del lavoro italiano continua a dare segnali positivi. Tra aprile e giugno 2025 gli occupati tra i 15 e i 64 anni hanno raggiunto quota 24,2 milioni, in aumento di 226 mila unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione sale così al 62,7%, sostenuto in particolare dalla crescita tra le donne italiane e dagli uomini stranieri.

Il tasso di disoccupazione si ferma al 6,6%, in lieve diminuzione rispetto al 2024. Tutte le macroaree del Paese registrano progressi, con un miglioramento più netto nel Mezzogiorno: qui l’occupazione supera il 50% e il tasso di inattività cala di quasi un punto percentuale, pur restando evidenti le distanze rispetto al Nord e al Centro.

Stabili i lavoratori tra i 35-49 anni, più difficoltà per i giovani 

Non tutte le fasce della popolazione beneficiano allo stesso modo di questa fase. I giovani tra i 15 e i 24 anni restano il gruppo più penalizzato: il loro tasso di occupazione scende di 1,7 punti rispetto al 2024, mentre la disoccupazione cresce al 21,5%.

Più equilibrata la situazione tra i 35 e i 49 anni, che mostrano una sostanziale stabilità.

Quasi 10 milioni i lavoratori fra 50 e 64 anni 

Il cuore del rapporto riguarda i lavoratori tra i 50 e i 64 anni, che si confermano la componente più dinamica. Nel secondo trimestre 2025 hanno raggiunto i 9,2 milioni, pari a quasi quattro occupati su dieci. Il loro tasso di occupazione è salito al 66,5%, due punti in più rispetto al 2024.

Se si guarda agli ultimi vent’anni, la crescita è ancora più evidente: dal 42% del 2004 si è passati all’attuale 66,5%, con un balzo di oltre 24 punti percentuali. In questa fascia d’età si registra anche una riduzione del divario di genere: oggi gli uomini lavorano nel 77% dei casi, mentre le donne hanno raggiunto il 56,3%, con un miglioramento di nove punti in dieci anni.

Contratti e settori

Gli over 50 lavorano soprattutto con contratti a tempo indeterminato, concentrati nei servizi pubblici e sociali come sanità, scuola e pubblica amministrazione. I contratti a termine sono residuali e si collocano prevalentemente nel terziario. Dal punto di vista territoriale, il Nord raccoglie oltre la metà degli occupati, seguito dal Mezzogiorno e dal Centro.

Circa tre quarti di questa fascia sono dipendenti (7,1 milioni), mentre gli autonomi restano poco meno di un quarto (2,1 milioni). Un segnale chiaro: per gli over 50 la stabilità lavorativa è ormai la regola.

Bonus d’autunno: 2,1 miliardi di incentivi alle famiglie (ma con più paletti)

L’autunno 2025 si apre con una serie di bonus destinati a famiglie e imprese, dal valore complessivo di oltre 2,1 miliardi di euro. Lo segnala Assoutenti, che però avverte: accedere ai contributi non è così semplice, perché aumentano paletti e limitazioni.

“Gli incentivi possono dare sollievo a chi fatica ad arrivare a fine mese, ma restano criticità come fondi limitati e platee ridotte” spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso.

Psicologo, fondi limitati a 9,5 milioni di euro

Il bonus psicologo, attivo dal 15 settembre, sostiene chi affronta ansia e fragilità emotive. Gli importi variano in base all’Isee: fino a 1.500 euro per i redditi più bassi, 1.000 o 500 euro per le altre fasce. Il problema, però, è che i fondi disponibili (9,5 milioni di euro) basteranno a poco più di 6mila richieste.

Elettrodomestici ad alta efficienza

In attesa del decreto attuativo, il bonus elettrodomestici premierà chi acquista apparecchi ad alta efficienza prodotti in Europa. Il contributo coprirà fino al 30% della spesa, con un tetto di 100 euro (200 per famiglie con Isee sotto i 25mila euro). Lo stanziamento complessivo è di 50 milioni di euro.

Sostegno alle famiglie con figli

Per i genitori resta il bonus asilo nido, che coprirà le spese tra 1.500 e 3.600 euro annui, in base all’Isee e alla data di nascita del bambino. Le risorse dedicate superano i 937 milioni di euro.

Incentivi per le auto elettriche

Dal mese di ottobre partirà il bonus auto elettriche: fino a 11mila euro per chi ha un Isee inferiore a 30mila euro e rottama una vecchia vettura. Per le microimprese l’aiuto potrà coprire il 30% del prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 20mila euro.

Ma i vincoli sono rigidi: prezzo massimo dell’auto fissato a 35mila euro (Iva esclusa), residenza in aree urbane ad alto pendolarismo e rottamazione obbligatoria.

Spesa, sport e affitti

Dal 10 settembre è attiva la carta “Dedicata a te”, con 500 euro per generi alimentari destinati a nuclei con Isee sotto i 15mila euro, esclusi però i beneficiari di altri sussidi. A disposizione ci sono 500 milioni di euro.

Previsti anche il bonus sport (300 euro per figlio, fino a un massimo di due, per famiglie con Isee sotto i 15mila euro) e il bonus affitto studenti fuorisede, che copre fino a 279 euro annui per chi studia lontano da casa senza accesso a residenze universitarie.

Un aiuto, ma non per tutti

Tra risorse limitate e requisiti sempre più selettivi, i bonus d’autunno rappresentano un sostegno importante, ma non universale. L’importante è fare in modo di garantire che gli incentivi arrivino davvero alle famiglie più fragili.

Italia: perché negli ultimi 10 anni sono aumentati gli imprenditori over 70?

Seguendo il trend della popolazione italiana anche le piccole imprese invecchiano. È quanto emerge da uno studio di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio: a giugno 2025 i titolari d’impresa con almeno 70 anni di età erano 314.824, il 10,7% del totale. Nel 2015 se ne contavano 290.328 (8,9%).

Dal 2015 al 2025, durante un decennio in cui l’intero universo delle imprese individuali si è ridotto di oltre 300mila unità, l’aumento di imprenditori over70 è pari a 24.496.
Il fenomeno è particolarmente accentuato al Sud. Tra le regioni con la maggiore incidenza di over 70 rientrano aree caratterizzate dalla persistenza di modelli familiari nelle attività più tradizionali, soprattutto in Basilicata (15%), Abruzzo (14%), Sicilia, (13,3%), Puglia (13,2%).

Titolari senior crescono in due terzi delle province

Da segnalare anche Umbria e Marche, in cui la quota dei titolari over 70 supera il 14%.
In alcune province poi si toccano punte record, come a Grosseto (18,7%), Trapani e Chieti (17,6%), Taranto (15,9%) ed Enna (15,6%). Molto contenuta, invece, la presenza di titolari ultrasettantenni nelle grandi città, Milano (6,4% sul totale), Torino (6,5%), Napoli (8,3%).

In pratica, nel decennio 2015–2025, il numero di titolari d’impresa over70 è aumentato in oltre due terzi delle province italiane, ma con dinamiche molto diverse.
In valore assoluto, le province che registrano gli incrementi più consistenti di imprenditori over 70 sono Palermo (+1.840) Torino (+1.794) Milano (+1.763) Napoli (+1.439) Reggio Calabria (+1.314).

Piccole realtà tradizionali e a conduzione familiare 

Quanto alle variazioni nel peso percentuale degli over70 sul totale dei titolari, nell’arco del decennio emergono province dove l’invecchiamento è particolarmente rapido. È il caso di Enna (+5,2%), Crotone (+4,8%), Chieti (+4,6%), Vibo Valentia (+4,5%), Grosseto (+4,3%).

In queste realtà, spesso rurali, del Sud o interne, il dato segnala una fragilità strutturale. Si tratta di microimprese tradizionali, spesso a conduzione familiare, dove mancano ricambi generazionali e attrattività per i giovani.
Questa polarizzazione territoriale solleva interrogativi su come sostenere il passaggio generazionale e su quali politiche attivare per accompagnare l’uscita degli imprenditori anziani, garantendo continuità alle attività economiche più radicate nel tessuto locale.

Passare il testimone garantisce la sopravvivenza

Il settore dove il fenomeno è più marcato è l’agricoltura. Qui, quasi un titolare su tre (28,3%) ha almeno 70 anni. Seguono le attività estrattive (50,7%, su valori assoluti però molto piccoli), la fornitura di energia (20,1%) e l’artigianato manifatturiero (9,6%).
In fondo alla classifica, i comparti più innovativi come ICT (4,2%) e consulenza (4,9%).

L’invecchiamento dei titolari riflette una doppia dinamica: da un lato il rallentamento del ricambio generazionale, dall’altro la resistenza, anche culturale, a cedere la guida dell’attività. Il dato preoccupa soprattutto per le piccole imprese tradizionali, spesso familiari e radicate nel territorio, dove il passaggio di testimone è cruciale per garantirne la sopravvivenza.

Oltre la burocrazia: il manuale HACCP come garanzia di igiene e affidabilità

Nel settore alimentare, la sicurezza è un requisito imprescindibile per ogni attività, dalla piccola gastronomia alla grande industria.

Il Manuale HACCP, acronimo di “Hazard Analysis and Critical Control Points”, non deve essere visto come una semplice incombenza burocratica, ma come uno strumento concreto per la gestione della sicurezza alimentare.

Questo sistema di autocontrollo, basato su un approccio preventivo, ha lo scopo di individuare e controllare i pericoli che possono compromettere l’igiene degli alimenti.

Un manuale ben redatto e applicato in modo corretto diventa la testimonianza dell’impegno di un’azienda a garantire la salubrità dei suoi prodotti.

Non solo un documento, ma una guida operativa

Il manuale per HACCP è un documento che descrive i processi di un’azienda alimentare, dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla distribuzione del prodotto finito.

Esso contiene le procedure e le istruzioni che il personale deve seguire per mantenere alti gli standard igienici. Non si limita dunque a un’analisi teorica, ma fornisce indicazioni pratiche su come gestire le diverse fasi di lavorazione.

Un manuale ben fatto è un riferimento chiaro per tutti i dipendenti, grazie al quale è possibile fare in modo che le pratiche di igiene siano uniformi e costanti.

La prevenzione come primo obiettivo

L’obiettivo principale del sistema HACCP è la prevenzione dei rischi alimentari. Il manuale ha quindi lo scopo d identificare i potenziali pericoli, sia biologici che chimici e fisici, e definire le misure per tenerli sotto controllo.

Ad esempio, stabilisce le temperature di conservazione dei cibi deperibili e le procedure per la pulizia delle attrezzature. L’applicazione di queste misure preventive riduce in modo significativo la possibilità che si verifichino contaminazioni.

Si evita così di affrontare problemi in un secondo momento, quando il prodotto potrebbe già essere compromesso.

Costruire la fiducia del cliente

Un manuale HACCP correttamente implementato contribuisce in modo diretto a costruire la fiducia dei consumatori. Quando un’azienda dimostra di avere un sistema di controllo rigoroso e certificato, i clienti si sentono più sicuri nell’acquistare i suoi prodotti.

Un brand che si distingue per la sua attenzione all’igiene ottiene un vantaggio competitivo e consolida la sua reputazione sul mercato. Come è noto infatti, la fiducia dei clienti è un valore inestimabile, che porta ad un passaparola positivo.

Gestione e controllo efficienti

L’adozione del manuale HACCP aiuta le aziende ad ottimizzare i propri processi operativi. Analizzando ogni fase della produzione per individuare i punti critici, si possono trovare modi per migliorare l’efficienza.

Per esempio, si possono identificare sprechi, inefficienze nella catena del freddo o procedure di pulizia non efficaci. Il sistema HACCP spinge le aziende a tenere registri accurati, che possono essere utili per l’analisi e il miglioramento continuo.

Conformità e serenità normativa

Disporre di un manuale HACCP aggiornato e applicato in modo scrupoloso garantisce la conformità con le normative vigenti in materia di sicurezza alimentare.

Infatti, in caso di ispezioni da parte delle autorità sanitarie, il manuale è il primo documento che viene richiesto. Presentare un manuale completo e dimostrare che le sue procedure sono seguite nella pratica offre serenità e riduce il rischio di sanzioni.

L’attenzione alla normativa mostra la serietà di un’azienda ed il suo rispetto per la legge.

Conoscenza e consapevolezza

Il manuale HACCP non è solo un documento per la direzione, ma è lo strumento per formare il personale. È essenziale che tutti i dipendenti che lavorano a contatto con gli alimenti siano consapevoli dei rischi e delle misure preventive da adottare.

Questo documento fornisce le basi per corsi di formazione specifici, che rendono i lavoratori parte attiva nel processo di garanzia della sicurezza.

La consapevolezza e la conoscenza da parte di tutto il team sono l’ultima garanzia per il mantenimento di alti standard igienici e per la protezione della salute dei consumatori.

Carte elettroniche in viaggio: i consigli per usarle in sicurezza

Milioni di italiani trascorreranno le vacanze all’estero, e con l’aumento dell’uso di carte di credito, debito e prepagate cresce anche il rischio frodi.
È bene ricordare che non tutte le carte elettroniche possono essere utilizzate per pagare all’estero, dipende dall’istituto di credito di emissione e dal circuito di pagamento a cui si appoggia la carta. Prima di partire, quindi, è fondamentale chiedere di abilitare la carta all’uso fuori dai confini nazionali.

Anche i pagamenti contactless tramite smartphone e dispositivi indossabili sono sempre più comuni e potrebbero essere una valida alternativa alla carta fisica. Ma attenzione, perché anche questa tecnologia non è supportata in tutti i Paesi del mondo.
Per usare le carte elettroniche senza incorrere in commissioni salatissime, frodi o imprevisti, Facile.it ha creato un breve vademecum per evitare brutte sorprese durante i viaggi. 

Attenti alle commissioni

Prima di partire, ripassare i codici Pin delle carte, e se si usa un’app di home banking assicurarsi di aggiornarla e verificare le credenziali di accesso. Evitare però di lasciare i codici insieme alle carte: in caso di furto, si consegnerebbero ai malfattori le chiavi per svuotare il conto corrente perdendo la tutela offerta dalla banca in casi di sottrazione illecita di denaro.

Le commissioni per il prelievo di denaro contante variano da banca a banca e a seconda del circuito a cui si appoggia la carta, ma generalmente le carte di credito hanno costi più elevati (circa 4%) rispetto a carte di debito e prepagate. In alcuni casi l’importo addebitato dall’istituto di credito è fisso, in altri è una percentuale su quanto prelevato.

Pagare con valuta diversa dall’euro 

Oltre alle commissioni, bisogna tenere in considerazione l’eventuale sovrapprezzo applicato in caso di operazioni effettuate con una valuta diversa dall’euro.
Quando si paga tramite Pos non ci sono grosse differenze in termini di costo tra carta di debito, credito o prepagata. Se l’operazione avviene in un Paese appartenente alla cosiddetta area Sepa (che include gli Stati dell’Unione Europea e alcuni Stati extra UE), non ci sono commissioni.
Fuori a questa area potrebbero essere applicati costi aggiuntivi legati al cambio valuta.

Quando si effettuano operazioni con carte elettroniche in un Paese extra-euro viene chiesto se pagare in valuta locale o nella propria moneta. In questo caso, scegliere sempre la valuta locale per ottenere migliori condizioni di cambio.

La vacanza finisce, i rischi no

Se si perde la carta, è stata rubata o sono state addebitate somme sospette, contattare immediatamente la banca e bloccare la carta. Non appena informato, l’istituto provvederà all’immediata disattivazione.
Attivare sempre le notifiche app o SMS. Se non le usate regolarmente, ricordatevi di attivare le notifiche app o gli alert SMS che avvisano in tempo reale quando viene utilizzata la carta.

Dopo essere tornati a casa meglio non abbassare la guardia, e continuare a monitorare regolarmente il conto e le carte.
Anche dopo mesi dal rientro può capitare che vengano addebitate spese in modo illegittimo, indipendentemente dal fatto che si tratti di un tentativo di truffa o di un semplice errore in buona fede.

Smart city tra sostenibilità, turismo e transizione digitale

Emerge dallo studio della Rome Business School “Sfide e opportunità delle smart cities tra transizione digitale, turismo e sostenibilità”: nel 2023, gli investimenti pubblici in progetti smart in Italia hanno superato per la prima volta 1 miliardo di euro (Intesa Sanpaolo Innovation Center, 2025).
Tuttavia, il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è escluso tende ad ampliarsi, rischiando di lasciare indietro ampie fasce della popolazione.

Come sottolinea Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School, “una smart city non è un traguardo tecnologico, ma un processo sociale e culturale: solo se saprà essere inclusiva, trasparente e partecipativa, l’innovazione potrà generare valore e benessere per tutti”.

Persistono diseguaglianze territoriali e culturali 

Lo sviluppo delle smart cities passa da un ecosistema digitale integrato e accessibile, capace di connettere cittadini, imprese e PA attraverso infrastrutture e servizi intelligenti.
Il 78% delle amministrazioni che ha realizzato progetti smart ha ottenuto benefici pari o superiori alle aspettative, ma persistono forti criticità, diseguaglianze territoriali e culturali. 

Sul fronte della connettività, però, l’Italia rimane indietro rispetto alla media europea, con la copertura delle reti fisse ad alta capacità che raggiunge “solo” il 52,9% delle famiglie (78,8% media UE), mentre la fibra ottica fino alle abitazioni è disponibile per meno del 60% (63,9% UE).
Questo gap infrastrutturale penalizza soprattutto le periferie e il Mezzogiorno, limitando l’efficacia dei sistemi urbani intelligenti.

La mobilità sostenibile

Milano guida la digitalizzazione urbana, seguita da Bologna, Roma, Torino, Reggio Emilia, Genova, Bari, Firenze, Modena e Venezia (EY Smart City Index, 2025).
La mobilità intelligente è considerata una leva strategica non solo per la riduzione delle emissioni, ma anche per il miglioramento della qualità della vita nei centri urbani. E la mobilità sostenibile è una delle aree più sviluppate nei progetti di smart city in Italia. Le soluzioni adottate vanno dal potenziamento dei mezzi pubblici elettrici all’introduzione di servizi di micromobilità e alla gestione digitale del traffico.

Milano, ad esempio, conta oltre 18.000 biciclette in sharing e circa 2.000 punti di ricarica per veicoli elettrici, mentre a Bologna sono attivi sistemi di sensoristica urbana per la regolazione dei flussi.

Turismo: la tecnologia alleggerisce la pressione urbana

Tra le tendenze più recenti spicca l’integrazione tra smart city e turismo. Nelle città d’arte il turismo è tra i settori che maggiormente beneficiano delle tecnologie intelligenti. A Roma, dove il Colosseo ha superato 14 milioni di visitatori nel 2024, sono stati introdotti sistemi di prenotazione a fasce orarie, assistenti digitali e accessi regolati per ridurre il sovraffollamento in siti come la Fontana di Trevi.

La città, che nel 2024 ha registrato 22 milioni di arrivi, affronta le criticità con strategie innovative, come quelle previste dal piano “Roma Smart City”, che promuove un turismo sostenibile integrato con l’identità urbana. Le entrate della tassa di soggiorno vengono reinvestite in infrastrutture, trasporti ecologici e tutela del patrimonio.

Life Science: un ecosistema trasformato dall’AI

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano: l’ecosistema Life Science è in una profonda trasformazione, guidato dall’innovazione digitale dell’Intelligenza artificiale che sta rivoluzionando prodotti, processi e interazioni tra gli attori coinvolti.

Secondo le aziende Pharma e Medtech italiane coinvolte nella ricerca, svolta in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici e Farmindustria, è proprio l’Intelligenza Artificiale tra le priorità di innovazione. L’AI infatti può venire utilizzata per migliorare il coinvolgimento dei professionisti sanitari (90%), scoprire nuovi prodotti (55%) e supportare le sperimentazioni cliniche (48%).

Le soluzioni di AIe più diffuse oggi tra le aziende farmaceutiche sono quelle per la ricerca e analisi di articoli scientifici e documentazione (circa 8 aziende su 10).
Si tratta principalmente di soluzioni generaliste, come ChatGPT o Copilot (nel 60% dei casi), ma il 36% delle aziende ha sviluppato soluzioni di AI generativa ad hoc utilizzando dati proprietari.

Dalle Terapie Digitali ai sensori per raccogliere dati clinici

Si evidenziano però anche altri ambiti importanti di investimento, come lo sviluppo di App per la salute e sensori per raccogliere dati clinici, ritenuto prioritario per il 48% delle aziende, e lo sviluppo di Terapie Digitali (DTx, soluzioni digitali validate clinicamente per integrare o sostituire le terapie tradizionali), prioritario per il 38%.

Attraverso la ricerca svolta sui pazienti, grazie alla collaborazione con BVA Doxa, è emerso che le App più diffuse sono quelle per migliorare lo stile di vita (utilizzate dal 39% dei pazienti e il 18% dei cittadini), quelle per tenere sotto controllo i parametri clinici (30% e 16%) e quelle per aumentare l’aderenza terapeutica (14% e 10%).

Le App più consigliate dai medici 

Quattro medici di medicina generale su dieci hanno già consigliato App per tenere sotto controllo i parametri clinici, mentre un medico di medicina generale su quattro e un terzo degli specialisti hanno già promosso App per migliorare lo stile di vita.

Proprio l’esperienza maturata con le App per la salute è il punto di partenza per l’introduzione di soluzioni digitali più avanzate, come le Terapie Digitali. Il 45% dei medici specialisti italiani sarebbe disposto a prescriverle, se fosse possibile.
A livello internazionale si contano oggi 112 Terapie Digitali attive, applicate soprattutto nella salute mentale (35%), nell’endocrinologia (22%), nella reumatologia (9%) e nella neurologia (9%).

L’evoluzione del quadro normativo

Le Terapie Digitali riguardano un ambito per il quale in Italia non esiste ancora una normativa di riferimento, nonostante diverse proposte di legge che stanno cercando di regolamentarne l’uso.

“L’evoluzione del quadro normativo, a livello nazionale ed europeo, sta contribuendo a delineare con maggiore chiarezza le condizioni abilitanti per l’adozione di innovazioni digitali nell’ecosistema Life Science – afferma Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio –. In uno scenario sempre più plasmato da tecnologie digitali, dati e algoritmi, diventa essenziale investire in nuove competenze, aggiornare i modelli organizzativi e promuovere una cultura dell’innovazione consapevole, sostenibile e responsabile”.

Vendere online: in dieci anni le imprese italiane di e-commerce sono più che triplicate: +225,6%

Alla fine del 2024 le aziende italiane di commercio online iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio erano 43.379. L’incremento registrato è di 30.058 unità rispetto al 2014. Si tratta di una variazione che in soli dieci anni è pari al +225,6%.

La rivoluzione portata dal commercio elettronico nelle abitudini degli italiani non ha solo cambiato la nostra società, ma ha prodotto trasformazioni visibili nel tessuto produttivo dei diversi territori del Paese.
Secondo un’analisi condotta da InfoCamere – Unioncamere su dati di Movimprese con oltre 4mila imprese è Napoli a guidare la rivoluzione digitale.

Lombardia, Campania, Lazio sul podio della crescita

Alla fine del 2024 tra le regioni con il maggior numero di imprese operanti nel settore del commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via Internet al primo posto si posiziona la Lombardia, con 8.545 imprese, il 19,7% del totale.

Dopo la Lombardia si posiziona la Campania, con 6.484 imprese, il 14,9% del totale, e terza regione nella classifica è il Lazio, con 5.088 aziende di e-commerce, l’11,7% del totale.
Alle stesse tre regioni va anche il podio della crescita in valore assoluto nel decennio considerato. Sono infatti 6.014 imprese in più in Lombardia, + 5.170 quelle in Campania e + 3.499 quelle operanti nel Lazio. 

Napoli è prima provincia d’Italia per numero di realtà e-commerce

A livello relativo, invece, la Campania guida la classifica delle regioni con il più alto tasso di crescita percentuale nel decennio, pari al +393,5%, seguita dalla Calabria (+294,2%) e dal Molise (+251,1%).
Si tratta di numeri che testimoniano una diffusione trasversale e ormai radicata di queste attività in tutti i territori italiani.

Nel confronto tra le province, è Napoli a conquistare il primato assoluto con 4.120 imprese di commercio online alla fine del 2024, per una quota che rappresenta il 9,5% del totale nazionale.

Il caso Napoli: il maggior saldo assoluto e la crescita percentuale più marcata

Al capoluogo campano fa seguito Roma, con 3.999 imprese, pari al 9,2% del totale nazionale, e Milano, con 3.895, per una quota pari al 9%.

Ma Napoli si distingue anche per il maggior saldo assoluto di unità nel periodo considerato, pari a +3.418 imprese, e per la crescita percentuale più marcata, addirittura il +486,9%.
Il dato partenopeo evidenzia come la rivoluzione digitale non sia una prerogativa delle capitali economiche del Paese, ma un fenomeno distribuito, capillare, e con potenzialità forti anche in contesti tradizionalmente meno digitalizzati.

Investire in criptovalute: 2 milioni di italiani puntano sulle monete digitali

Qual è il rapporto fra gli italiani e le monete digitali, di cui si sente tanto parlare? Ce lo dice una nuova ricerca, che rivela che i nostri connazionali, sempre di più, scelgono le criptovalute come forma di investimento.

L’indagine, realizzata da mUp Research per conto di Facile.it, ha analizzato le abitudini finanziarie della popolazione. Dallo studio emerge che circa 2 milioni di cittadini hanno deciso di puntare sulle monete digitali, confermando un trend in costante crescita, soprattutto tra i più giovani.

Giovani e uomini i più interessati

Tra i 25 e i 34 anni, l’interesse per le criptovalute è particolarmente marcato: in questa fascia d’età, la propensione all’investimento digitale supera del 53% la media nazionale.
Anche il Nord Est si distingue per una maggiore apertura verso questo strumento (+33%), così come gli uomini, che investono in criptovalute con una frequenza doppia rispetto alle donne.

Oltre le crypto: le altre forme di investimento 

Guardando a un panorama più ampio, sono 21 milioni gli italiani che hanno attualmente un investimento attivo. In cima alle preferenze restano le polizze vita, scelte dal 16,4% del campione, con un picco nella fascia 45-54 anni. I fondi pensione seguono a breve distanza (15,5%), apprezzati soprattutto tra i 35-44enni.

Anche i fondi comuni d’investimento (14,7%) e i titoli di Stato (14,5%) mantengono un ruolo centrale, in particolare tra gli over 65. Non manca chi punta su conti deposito (15,3%), molto diffusi nel Nord Est, e chi si affida al mercato azionario, coinvolgendo circa 4,7 milioni di investitori.

Chi investe di più? 

A investire sono soprattutto le persone tra i 45 e i 64 anni, che rappresentano il 55% degli investitori. Geograficamente, il Nord Ovest risulta l’area con la maggiore incidenza (59%). Il divario di genere è netto: il 61% degli uomini ha almeno un investimento, contro appena il 42% delle donne.

Obiettivi e difficoltà: perché (non) si investe

Molti italiani investono per far crescere i propri risparmi senza un obiettivo preciso (37%), altri per costruire un fondo per le emergenze o integrare la pensione. C’è anche chi pensa ai figli: 1,9 milioni investono per lasciare un’eredità, 1,8 milioni per sostenere le spese educative.

Tuttavia, la mancanza di competenze è una barriera significativa: il 15% del campione dichiara di non sentirsi in grado di gestire un investimento, dato che sale al 30% tra gli under 34.

Educazione finanziaria e strumenti digitali

“Pianificare in modo consapevole è essenziale per affrontare il futuro con serenità”, ha dichiarato Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it. Per questo motivo, il portale ha lanciato una sezione dedicata agli investimenti, con l’obiettivo di guidare i consumatori verso scelte semplici e sicure, supportati da consulenti esperti.

Linee Vita Tetto Prezzi: Guida ai Costi e Fattori da Considerare

Le linee vita sono installazioni essenziali per garantire la sicurezza sui tetti, specialmente durante i lavori di manutenzione. Il prezzo per l’installazione di una linea vita su un tetto può variare, con costi che partono da 2400 € per un’installazione standard. Questa spesa comprende generalmente l’installazione, la progettazione tecnica e le procedure necessarie per ottenere una copertura a norma.

Esistono diversi tipi di linee vita con differenti fasce di prezzo. Ad esempio, le linee vita di tipo A possono costare tra 250 € e 700 €, mentre quelle di tipo C oscillano tra 450 € e 1000 €. La varietà di opzioni permette di adattare l’investimento alle specifiche esigenze del sito e del progetto.

Capire i costi associati alle linee vita è fondamentale per pianificare in modo efficace la sicurezza dei cantieri sui tetti. L’articolo che segue offrirà una panoramica dettagliata sulle opzioni disponibili e sull’importanza delle linee vita, garantendo una sicurezza ottimale e conforme alle normative vigenti.

Comprendere le Linee Vita per Tetti

Le linee vita per tetti sono fondamentali per garantire la sicurezza durante le operazioni di manutenzione o installazione su tetti e superfici elevate. È importante conoscere le normative vigenti e i vari tipi di sistemi disponibili per scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze specifiche.

Definizione e Normativa

Le linee vita sono sistemi di sicurezza progettati per prevenire cadute dall’alto. Secondo la normativa italiana, tali sistemi devono essere certificati e seguire standard specifici per essere installati correttamente. Queste linee, solitamente in acciaio inossidabile, consentono all’operatore di agganciare l’imbracatura, riducendo significativamente il rischio di incidenti.

La normativa principale in Italia è rappresentata dal D.Lgs. 81/2008, che stabilisce i requisiti minimi obbligatori. Le regioni possono avere regolamenti aggiuntivi, che richiedono l’installazione di linee vita in lavori di costruzione o ristrutturazione dei tetti. Assicurarsi che le linee vita siano a norma è essenziale per la sicurezza e per evitare sanzioni.

Tipologie e Componenti Sistemi di Linee Vita

Esistono diverse tipologie di linee vita, ognuna adatta a specifiche esigenze. Le principali tipologie sono:

  • Linea vita Tipo A: Ideale per lavori a lungo termine.
  • Linea vita Tipo B: Progettata per interventi brevi.
  • Linea vita Tipo C: Utilizzata per tetti con pendenze elevate.

I componenti chiave includono pali di ancoraggio, cavi in acciaio e dispositivi di assorbimento energia. Poiché le condizioni strutturali possono variare, è consigliato avere sempre un’analisi personalizzata per definire il sistema adeguato. In configurazioni avanzate, vengono impiegati dispositivi anticaduta mobili per maggiore sicurezza.

Analisi dei Prezzi

Quando si considera l’installazione delle linee vita sul tetto, è essenziale comprendere i fattori che influenzano il costo e le specifiche di preventivi e considerazioni economiche. Valutare questi aspetti aiuta a prendere decisioni informate.

Fattori che Influenzano il Costo

Il costo delle linee vita per tetti può variare in base a diversi fattori chiave. Primo fra tutti, le dimensioni e la complessità del tetto giocano un ruolo cruciale; un tetto più ampio o con una struttura complessa può richiedere un impianto più avanzato e costoso.

In secondo luogo, diversi tipi di materiali utilizzati per i componenti della linea vita influenzano il prezzo finale. Materiali resistenti e durevoli possono comportare un costo iniziale più alto, ma offrono anche una maggiore sicurezza e longevità.

Altri fattori da considerare includono la normativa vigente, che può richiedere l’uso di attrezzature specifiche certificati, e le spese per la manodopera e l’installazione, che possono variare a seconda della zona.

Preventivi e Considerazioni Economiche

Richiedere preventivi dettagliati da più fornitori è fondamentale per ottenere un quadro chiaro dei costi. Questi preventivi devono includere una scomposizione accurata delle spese, come il costo del materiale, l’installazione, e qualsiasi altra spesa aggiuntiva.

Un altro dettaglio importante è considerare i vantaggi economici a lungo termine di un’installazione professionale. Non solo garantisce sicurezza, ma riduce anche il rischio di costosi interventi di manutenzione futura. A volte, è persino possibile beneficiare di agevolazioni fiscali o incentivi per il miglioramento della sicurezza sul lavoro.

Tenere a mente questi fattori consentirà una pianificazione più precisa e adeguata ai budget disponibili.