In termini di valore economico nel 2025 gli acquisti e-commerce B2C son stimati in 58,8 miliardi di euro, 38,2 miliardi per gli acquisti di prodotti e 20,6 per quello di servizi. Eppure, circa il 90% circa delle vendite al dettaglio continua a svolgersi presso le attività commerciali fisiche. Lo afferma l’Ufficio studi della CGIA.
Sebbene il commercio elettronico negli ultimi anni ha mostrato tassi di crescita più che doppi rispetto a quelli dei piccoli negozi di prossimità, sono questi ultimi a segnare la percentuale più alta di vendite.
In pratica, il commercio online aumenta la sua quota di mercato, ma i negozi tradizionali, seppur in difficoltà, continuano a generare la maggior parte del fatturato delle vendite al dettaglio, a beneficio dell’occupazione, del tessuto urbano e della qualità della vita.
GDO e commercio elettronico conquistano il mercato
Ma analizzando la variazione di crescita delle vendite al dettaglio relativa ai primi 10 mesi del 2025 si nota che rispetto allo stesso periodo del 2024 il commercio elettronico e la grande distribuzione hanno registrato entrambe una crescita del 2,1%. Di contro, sia le vendite al di fuori dei negozi sia le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato una flessione dello 0,7%.
Le distanze si allargano considerando il confronto tra il 2019 e il 2024. Se le vendite online sono aumentate del 72,4% e quelle della grande distribuzione, trainate dal settore alimentare, del 16,4%, i negozi di vicinato hanno registrato un modesto +2,9% e le vendite al di fuori dei negozi sono diminuite del 4,1%.
In Europa il 71,8% acquista online. Italia “ferma” al 53,6%
Le esperienze internazionali dimostrano che nei Paesi dove la regolazione è molto debole e la pressione fiscale più alta, il commercio online cresce più rapidamente. Diversamente, dove esiste un tessuto commerciale urbano forte e si adottano politiche di sostegno, il negozio di vicinato resiste meglio.
Secondo i dati Eurostat però nel 2024 il 53,6% degli italiani ha realizzato un acquisto online di beni o servizi. Tra i 27 Paesi UE solo la Bulgaria presenta una quota di persone sul totale nazionale (49,8%) inferiore.
La media europea tocca il 71,8%, con punte del 90,8% in Danimarca, del 94% nei Paesi Bassi e del 94,7% in Irlanda.
Rispetto a 10 anni prima, la variazione in Italia è del +31,3%, contro una media UE27 del +25,6%.
Manca il sostegno politico-economico alle piccole attività locali
Gli ultimi dati Istat riferiti al 2024 mostrano come la percentuale più elevata di residenti che negli ultimi 12 mesi ha effettuato un acquisto online si trova nella Provincia Autonoma di Trento (49,2%, pari a 268.000 consumatori). Seguono Valle d’Aosta (47,2%, 58.000), Toscana (47%, 1.722.000) e Friuli Venezia Giulia (46,4%, 554.000). Chiude la graduatoria nazionale la Calabria, con il 27,6%, pari a 507.000 consumatori.
Insomma, se l’e-commerce è un fenomeno strutturale non è detto che la sua diffusione porterà alla cancellazione dei negozi di prossimità.
Ciò che manca è una cornice politica ed economica che permetta alle piccole attività locali di competere su parametri equi, riconoscendone il valore economico e sociale.