Lo smartphone è il nostro rifugio da ansia e solitudine

Ci sono dei momenti, nella vita di ognuno di noi, in cui il silenzio diventa così pesante da essere “rumoroso”. Ad esempio la sera, quando la casa si svuota, oppure durante una pausa che si protrae oltre il previsto. In quei frangenti, quasi d’istinto, finiamo tutti per fare la stessa cosa: prendere in mano lo smartphone.
Un gesto automatico, familiare, che dice molto più di quanto sembri.

Il telefono non è solo un oggetto

Oggi lo smartphone è una sorta di “comfort zone” da tenere in tasca. Un confidente che comunque c’è sempre. Dentro quello schermo ci sono ricordi, conversazioni, giochi e anche qualche rifugio emotivo. Lo conferma una ricerca realizzata da Swappie, piattaforma specializzata in smartphone ricondizionati, insieme a SWG, che ha indagato il rapporto affettivo tra gli italiani e il loro telefono.

I dati sono più che eloquenti: il 56% degli italiani utilizza lo smartphone per sentirsi meno solo, mentre per sette persone su dieci è lo strumento principale per combattere la noia. Non si tratta solo di passare il tempo. Un italiano su tre ammette di avere un vero e proprio legame emotivo con il proprio dispositivo, al punto da considerarlo una presenza costante nella vita di tutti i giorni.

Quali sono i rituali quotidiani?

C’è chi sfoglia vecchie foto come fossero un album di famiglia, chi rilegge messaggi, chi scrolla i social distrarsi e tenere alla larga le preoccupazioni. Questi gesti così semplici servono a far riprendere fiato quando i pensieri e le ansie si fanno ingombranti.

Lo smartphone, nel bene e nel male, è diventato uno spazio personale dove distrarsi, consolarsi, sentirsi meno distanti dagli altri.

Tecnologia sì, ma con giudizio

Sappiamo che lo smartphone è diventato un rifugio digitale. Ma sappiamo utilizzarlo al meglio e soprattutto senza impattare troppo sull’ambiente? Qui entra in gioco il tema della sostenibilità. Swappie prova a dare una risposta concreta: sé possibile allungare la vita degli smartphone, ridurre gli sprechi, dimostrare che anche le scelte tecnologiche possano essere responsabili.

In periodi specifici, come ad esempio il Blue Monday quando l’umore precipita verso il basso senza apparenti motivazioni, l’idea di cambiare telefono può sembrare una piccola consolazione. La soluzione può essere gratificarsi scegliendo un dispositivo ricondizionato: in questo modo si può unire il piacere personale a un gesto di attenzione anche verso il pianeta.

Un legame che può diventare sostenibile

“Abbiamo voluto approfondire il rapporto tra tecnologia e benessere emotivo perché sappiamo quanto lo smartphone sia diventato centrale nella vita delle persone”, ha spiegato Elena Garbujo, Country Manager Italia di Swappie. La ricerca, realizzata con SWG, mostra quanto sia forte l’attaccamento ai dispositivi e quanto sia difficile separarsene.

L’obiettivo, però, non è rinnegare questo legame, ma renderlo più sostenibile. Il nostro amato smartphone può diventare non solo il compagno di gran parte della vita quotidiana, ma anche l’esempio scelte più attente.

Intelligenza Artificiale: se mal governata amplifica il gender-gap nel recruiting

L’Intelligenza artificiale, se non adeguatamente governata, rischia di rafforzare e amplificare discriminazioni già presenti, in particolare quelle di genere.
L’AI non è solo un’evoluzione tecnologica: può essere considerata una vera e propria “infrastruttura civile” in grado di influire sul capitale di fiducia del patto sociale.

In un contesto in cui il lavoro resta la soglia decisiva della cittadinanza, l’ingresso degli algoritmi nei processi di selezione può consolidare asimmetrie esistenti o, al contrario, contribuire ad abbattere barriere storiche.
È quanto emerge dallo studio “Intelligenza artificiale e bias di genere nel reclutamento del personale”, curato dall’Università della Calabria e dal Politecnico di Bari.

“Non è un decisore neutrale”

L’AI sta ridefinendo in modo sempre più strutturale i confini dei processi della selezione del personale, introducendo nuove opportunità di efficienza e innovazione, ma solleva interrogativi sul piano della trasparenza, dell’equità e della responsabilità. Potrebbe infatti riprodurre i pregiudizi (bias) già presenti nei dataset e nei processi organizzativi.
“L’AI non è un decisore neutrale, ma uno strumento che riflette le scelte di chi lo progetta e lo utilizza”, spiega Salvatore Ammirato, responsabile scientifico della ricerca.

Inoltre, poiché da un lato si tratta di “un’innovazione radicale e pervasiva, quindi estremamente impattante – aggiunge Pierpaolo Pontrandolfo, professore presso il Politecnico di Bari -, dall’altro è connotata da una grande semplicità di utilizzo, che aumenta il rischio di un uso improprio”.

Bias blind spot: il condizionamento inconsapevole

Un dato significativo riguarda il livello di consapevolezza sull’uso di questa tecnologia: solo il 13% dei partecipanti allo studio utilizza concretamente strumenti di AI nei processi di selezione, dimostrando la scarsa percezione della presenza di algoritmi già oggi integrati nei software Hr.
Non stupisce, allora, un altro aspetto da tenere in considerazione nelle decisioni, il cosiddetto “bias blind spot”, ovvero, la tendenza, da parte dei selezionatori, a riconoscere l’esistenza di pregiudizi nei processi di valutazione, senza però individuarli nelle proprie scelte.

In pratica, si ammette l’esistenza di discriminazioni di genere, ma risulta difficile riconoscere come elementi quali aspetto fisico, tono di voce o rigidità biografiche continuino a influenzare, anche in modo indiretto, le decisioni di selezione.

Come comprendere le motivazioni dietro ogni decisione automatizzata?

“L’innovazione – sottolinea Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia – per essere davvero tale deve essere adottabile perché verificabile, e verificabile perché governata. Non si tratta di nutrire una fiducia acritica nella presunta neutralità della tecnologia, ma di contribuire alla costruzione di criteri minimi di trasparenza e pratiche di controllo che permettano a imprese e istituzioni di usare questi strumenti senza scaricare i rischi sulle persone. In questo equilibrio tra tecnologia e responsabilità si gioca il futuro del lavoro. È quantomai necessario immaginare percorsi di governance e trasparenza, puntando a modelli che consentano ai professionisti di comprendere le motivazioni dietro ogni decisione automatizzata, mantenendo però sempre una supervisione umana”.

Italia, destinazione top per i matrimoni

Passano gli anni, ma nell’immaginario collettivo l’Italia resta la destinazione dell’amore, come nei film degli anni Cinquanta. O meglio, resta la meta top per i matrimoni più romantici. Il turismo “del sì” è infatti in grande ascesa. Quindi non solo viaggi per le località di vacanza o per il buon cibo, ma per un momento che segna una vita: le nozze.

Secondo i dati Istat, nel 2024 sono state celebrate 3.378 unioni tra sposi entrambi stranieri e non residenti, pari a quasi il 2% del totale dei matrimoni avvenuti nel Paese. Un numero che racconta meglio di tante parole il ruolo dell’Italia come meta privilegiata del cosiddetto turismo matrimoniale.

Dalle città d’arte alle colline, l’Italia è una splendida cornice

A scegliere l’Italia sono soprattutto coppie provenienti da Paesi economicamente avanzati, attratte dal valore simbolico dei luoghi, dalla qualità dell’accoglienza e da un immaginario che resiste al tempo.

Per molti stranieri la possibilità di sposarsi in una villa storica, in un borgo affacciato sul mare o in una capitale d’arte è un sogno che si realizza, almeno una  volta nella vita. Un sogno che, numeri alla mano, continua ad ammaliare.

La frenata dovuta alla pandemia e la risalita

Negli ultimi anni il trend è stato discontinuo. Il turismo matrimoniale ha pagato un prezzo altissimo durante la pandemia. Nel 2019 le nozze tra sposi stranieri non residenti erano state oltre 4mila, ma nel 2020 sono precipitate a meno di mille, con un crollo superiore al 77%, complice il blocco della mobilità internazionale.

Dal 2021, però, c’è stata una graduale ripresa fino al consolidamento registrato nel 2024. Un chiaro segnale di ritorno alla normalità, anche se con più cautela rispetto al passato.

Stranieri residenti: come cambiano le dinamiche

Diverso è il quadro dei matrimoni tra cittadini stranieri che vivono stabilmente in Italia. Nel 2024 queste celebrazioni sono state 4.929, in calo di quasi il 5% rispetto all’anno precedente. Rappresentano poco meno del 60% dei matrimoni che coinvolgono sposi entrambi stranieri. Anche in questo caso, però, i numeri vanno letti con attenzione.

Molti cittadini immigrati, infatti, arrivano in Italia dopo essersi già sposati nel Paese d’origine, oppure scelgono di tornare temporaneamente a casa per celebrare le nozze. Di conseguenza, una parte significativa dei matrimoni che riguardano persone residenti in Italia avviene all’estero e non rientra nelle statistiche nazionali.

Un fenomeno che parla di mobilità e identità

Il turismo matrimoniale e le nozze degli stranieri residenti raccontano due facce della stessa realtà: l’Italia è un Paese che resta attrattivo e centrale nei percorsi di vita di molti, ma anche la società è sempre più mobile, senza confini e culture.
L’Italia, ancora una volta, fa da splendida cornice.

Filtro anti-spoofing: dal 19 novembre attivo anche per i numeri mobile

Lo spoofing consiste nella manipolazione del CLI (Calling Line Identification), ovvero l’identità del chiamante, con l’obiettivo di renderlo irriconoscibile e non richiamabile.
Questo stratagemma ostacola l’identificazione dei responsabili delle numerose chiamate moleste che affliggono gli utenti. Ciò è vero, in particolare, per le chiamate telefoniche originate all’estero, che costituiscono la porzione di gran lunga predominante del fenomeno.

Il 6 novembre l’Agcom ha stabilito alcune disposizioni attuative per rafforzare il contrasto a questo fenomeno. In particolare, la disposizione in vigore dal 19 agosto ha riguardato le chiamate con CLI di rete fissa, mentre dal 19 novembre è prevista l’estensione del blocco anche alle chiamate con CLI di rete mobile.

Procedure semplificate per il blocco preventivo delle chiamate

Il nuovo provvedimento amplia il perimetro di intervento, includendo tutte le tipologie di numerazione mobili, comprese quelle relative ai servizi mobili e personali specializzati (come, ad esempio, quelli satellitari) e quelle dedicate ai servizi di comunicazione tra dispositivi cosiddetti machine-to-machine.

Sono state inoltre definite alcune indicazioni operative per gli operatori.
Tra le novità, l’introduzione di una procedura semplificata per il blocco preventivo delle chiamate provenienti da operatori mobili che non generano chiamate vocali dall’estero, come quelli focalizzati su servizi automatizzati di tipo machine-to-machine.

Sospensione del roaming dall’estero degli operatori “fantasma”

È stato inoltre previsto il blocco delle chiamate provenienti dall’estero con CLI di operatori mobili che non hanno realizzato le misure previste dalla delibera n. 106/25/CONS, che consentono di verificare se il numero chiamante corrisponde a un utente effettivamente in roaming internazionale.

In conseguenza di tale blocco, il servizio di roaming all’estero offerto da tali operatori per le chiamate destinate in Italia risulterà sospeso fino alla realizzazione delle misure previste. Fermo restando l’obbligo per l’operatore mobile di informare con un mese di anticipo i propri clienti della sospensione del roaming e della possibilità di cambiare operatore.

A settembre filtrate circa 20 milioni di chiamate

A settembre 2025 il blocco delle chiamate telefoniche provenienti dall’estero con CLI di rete fissa (oltre 1 miliardo e 400 milioni di chiamate) ha comportato il filtraggio di circa 20 milioni di chiamate, pari all’1,37% del traffico complessivo.

Il confronto con la percentuale rilevata nel primo periodo di applicazione della misura (luglio e agosto, 5,74% circa) evidenzia una progressiva riduzione dei tentativi di instradare sul territorio nazionale chiamate con CLI spoofing con numerazione fissa italiana.
Le percentuali osservate singolarmente per i mesi di luglio e agosto, pari rispettivamente all’8,82% e al 3,84%, offrono un ulteriore dettaglio per tale andamento decrescente.

Frodi e telefonia: nel 2024 sono 3,9 milioni gli italiani truffati

Gli italiani che nel 2024 sono stati vittime di truffa o hanno subito un tentativo di frode in ambito telefonico, sia mobile sia fisso, sono quasi 3,9 milioni.
Che si tratti di telefonia fissa o mobile i canali più utilizzati dai truffatori sono stati finti call center (63,3% fissa, 47,1% mobile), false email (25,6% fissa, 42,9% mobile) e SMS (18,9% fissa, 32,8% mobile).

L’indagine condotta per Facile.it da mUp Research stima a livello economico un danno complessivo pari a 628 milioni di euro, in media 124 euro per la telefonia mobile e 157 per quella fissa.
Eppure, nonostante il danno economico, più di una vittima su 2 (52%) non ha sporto denuncia. I motivi principali? Sentirsi ingenui (20%) o non aver voluto condividere la “vergogna” con familiari e amici (15%).

I canali più utilizzati e le frodi più comuni

Per la telefonia mobile in più di un caso su 4 i tentativi di frode sono avvenuti tramite le app di messaggistica istantanea, come WhatsApp o Telegram. Ma una delle truffe più comuni è la richiesta di pagamenti da parte di falsi tecnici che bussano alla porta di chi ha appena richiesto l’attivazione di una nuova linea telefonica. Oppure, quella del falso operatore telefonico che avvisa del presunto mancato pagamento di diverse bollette.

Un altro schema tipico comincia con una telefonata da parte di un finto consulente, che si presenta come dipendente dell’azienda di telefonia con cui la vittima ha il contratto e insiste per concordare un incontro di persona.

Non richiamare quel numero sconosciuto!

Un altro genere di truffa molto diffusa è quella legata alle chiamate senza risposte ricevute da numeri sconosciuti. In pratica, si riceve una telefonata da un numero sconosciuto e nel momento stesso in cui si risponde il truffatore fa cadere la linea. L’intenzione è proprio quella di spingere la preda a richiamare e prosciugare il credito telefonico addebitando costi esorbitanti per la chiamata.

Questa truffa per funzionare ha bisogno che la vittima provi a ricontattare chi lo ha chiamato. L’aiuto più importante per non cascare in questo inganno arriva dal web, dove bastano pochi secondi per verificare se il numero che ha chiamato è già stato segnalato come origine di frodi.

Quando le difese sono abbassate è facile cadere in trappola

Oggi la maggior parte degli utenti non si fida di email non richieste che invitano a cliccare su un link e inserire dati privati o di pagamento.
Lo stesso schema, però, ora viaggia su un altro canale, i messaggi sul cellulare. Non abituati a dubitare di quello che arriva in questo modo, troppo spesso le difese sono abbassate, e altrettanto spesso, si cade in trappola.

In generale, attenzione anche a verificare attentamene un contratto prima di sottoscrivere una nuova offerta. Possono nascondersi costi non esplicitati (invio o noleggio modem, servizi a pagamento ecc.). E controllare la velocità dichiarata, quella minima garantita e quella effettiva.

Perché giocare ai videogame fa bene… alla salute?

Troppo facile definirli semplicemente un passatempo. I videogiochi sono di più, molto di più: addirittura, hanno un potere quasi taumaturgico. Lo confermano gli stessi gamer: i videogiochi sono diventati un modo per stare meglio, rilassarsi e persino crescere sul piano personale e professionale.

Lo rivela lo studio internazionale “The Power of Play”, che ha coinvolto oltre 24 mila videogiocatori in 21 Paesi, tra cui l’Italia.
La ricerca, coordinata da Entertainment Software Association (ESA) insieme a IIDEA, l’associazione italiana dell’industria videoludica, è stata presentata a Pesaro in occasione del festival dedicato al videogioco come strumento di impatto sociale, promosso dal Comune di Pesaro e dall’Università di Urbino Carlo Bo.

Un antistress naturale

In base ai dati raccolti, il 71% dei gamer italiani gioca per rilassarsi e scaricare la tensione dopo gli impegni della giornata. Per il 60%, i videogiochi rappresentano un aiuto concreto contro l’ansia, mentre quasi la metà degli intervistati (49%) li considera un efficace mezzo per combattere la solitudine.

Oltre il 50% degli intervistati afferma che giocare contribuisce ad aumentare la felicità quotidiana. In pratica, per molti italiani il videogioco è un antistress naturale, una parentesi di benessere che aiuta a ritrovare equilibrio e serenità.

Imparare giocando

Giocare ai videogiochi non serve solo a distrarsi: aiuta anche a mantenere la mente attiva. Quasi un giocatore su due dichiara di farlo per allenare le proprie capacità cognitive.
Tra le varie tipologie, i preferito sono i puzzle game (51%), seguiti dai giochi d’azione (35%) e da quelli basati su abilità o fortuna.

Ma il dato più interessante riguarda le competenze sviluppate grazie al gioco: creatività, problem solving, pensiero critico, lavoro di squadra e gestione del tempo.
Il 34% degli italiani riconosce che queste abilità hanno avuto un impatto positivo sulla carriera o sul percorso di studi.

Il videogioco come spazio di connessione

Ma c’è di più. Lo studio evidenzia che, oltre al benessere individuale, e il gioco produce anche un valore sociale. Il 39% dei genitori italiani afferma che giocare insieme ai figli ha rafforzato il legame familiare, creando momenti di condivisione.

Per il 61% dei gamer, i videogiochi sono anche un modo per conoscere nuove persone, mentre più della metà racconta di aver scoperto nuovi interessi – musica, film, libri – partendo proprio da un titolo videoludico.
Il 64% è convinto che oggi esista un videogioco adatto a tutti, a prescindere da età o gusti personali: un segno che il gaming è diventato un linguaggio universale.

“The Power of Play”

Lo studio, condotto da AudienceNet, ha raccolto 24.216 risposte da giocatori di età compresa tra 16 e 65 anni in 21 Paesi.
Oltre all’Italia, hanno partecipato anche Francia, Germania, Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti e molti altri. Tutti i partecipanti sono stati selezionati tra giocatori attivi, ovvero persone che dedicano almeno un’ora a settimana al videogioco.

Mercato del lavoro: i protagonisti sono gli over 50

Sono i “senior” i privilegiati nel mercato del lavoro. SI tratta di una delle evidenze del nuovo “Bollettino sul Mercato del Lavoro n. 3/2025”, realizzato dal CNEL in collaborazione con l’ISTAT.

Il documento, relativo al secondo trimestre 2025, offre uno spaccato molto esaustivo sull’andamento occupazionale in Italia, con particolare attenzione alla fascia d’età compresa tra i 50 e i 64 anni.

Occupazione in crescita, ma a ritmi più lenti

Il mercato del lavoro italiano continua a dare segnali positivi. Tra aprile e giugno 2025 gli occupati tra i 15 e i 64 anni hanno raggiunto quota 24,2 milioni, in aumento di 226 mila unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione sale così al 62,7%, sostenuto in particolare dalla crescita tra le donne italiane e dagli uomini stranieri.

Il tasso di disoccupazione si ferma al 6,6%, in lieve diminuzione rispetto al 2024. Tutte le macroaree del Paese registrano progressi, con un miglioramento più netto nel Mezzogiorno: qui l’occupazione supera il 50% e il tasso di inattività cala di quasi un punto percentuale, pur restando evidenti le distanze rispetto al Nord e al Centro.

Stabili i lavoratori tra i 35-49 anni, più difficoltà per i giovani 

Non tutte le fasce della popolazione beneficiano allo stesso modo di questa fase. I giovani tra i 15 e i 24 anni restano il gruppo più penalizzato: il loro tasso di occupazione scende di 1,7 punti rispetto al 2024, mentre la disoccupazione cresce al 21,5%.

Più equilibrata la situazione tra i 35 e i 49 anni, che mostrano una sostanziale stabilità.

Quasi 10 milioni i lavoratori fra 50 e 64 anni 

Il cuore del rapporto riguarda i lavoratori tra i 50 e i 64 anni, che si confermano la componente più dinamica. Nel secondo trimestre 2025 hanno raggiunto i 9,2 milioni, pari a quasi quattro occupati su dieci. Il loro tasso di occupazione è salito al 66,5%, due punti in più rispetto al 2024.

Se si guarda agli ultimi vent’anni, la crescita è ancora più evidente: dal 42% del 2004 si è passati all’attuale 66,5%, con un balzo di oltre 24 punti percentuali. In questa fascia d’età si registra anche una riduzione del divario di genere: oggi gli uomini lavorano nel 77% dei casi, mentre le donne hanno raggiunto il 56,3%, con un miglioramento di nove punti in dieci anni.

Contratti e settori

Gli over 50 lavorano soprattutto con contratti a tempo indeterminato, concentrati nei servizi pubblici e sociali come sanità, scuola e pubblica amministrazione. I contratti a termine sono residuali e si collocano prevalentemente nel terziario. Dal punto di vista territoriale, il Nord raccoglie oltre la metà degli occupati, seguito dal Mezzogiorno e dal Centro.

Circa tre quarti di questa fascia sono dipendenti (7,1 milioni), mentre gli autonomi restano poco meno di un quarto (2,1 milioni). Un segnale chiaro: per gli over 50 la stabilità lavorativa è ormai la regola.

Bonus d’autunno: 2,1 miliardi di incentivi alle famiglie (ma con più paletti)

L’autunno 2025 si apre con una serie di bonus destinati a famiglie e imprese, dal valore complessivo di oltre 2,1 miliardi di euro. Lo segnala Assoutenti, che però avverte: accedere ai contributi non è così semplice, perché aumentano paletti e limitazioni.

“Gli incentivi possono dare sollievo a chi fatica ad arrivare a fine mese, ma restano criticità come fondi limitati e platee ridotte” spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso.

Psicologo, fondi limitati a 9,5 milioni di euro

Il bonus psicologo, attivo dal 15 settembre, sostiene chi affronta ansia e fragilità emotive. Gli importi variano in base all’Isee: fino a 1.500 euro per i redditi più bassi, 1.000 o 500 euro per le altre fasce. Il problema, però, è che i fondi disponibili (9,5 milioni di euro) basteranno a poco più di 6mila richieste.

Elettrodomestici ad alta efficienza

In attesa del decreto attuativo, il bonus elettrodomestici premierà chi acquista apparecchi ad alta efficienza prodotti in Europa. Il contributo coprirà fino al 30% della spesa, con un tetto di 100 euro (200 per famiglie con Isee sotto i 25mila euro). Lo stanziamento complessivo è di 50 milioni di euro.

Sostegno alle famiglie con figli

Per i genitori resta il bonus asilo nido, che coprirà le spese tra 1.500 e 3.600 euro annui, in base all’Isee e alla data di nascita del bambino. Le risorse dedicate superano i 937 milioni di euro.

Incentivi per le auto elettriche

Dal mese di ottobre partirà il bonus auto elettriche: fino a 11mila euro per chi ha un Isee inferiore a 30mila euro e rottama una vecchia vettura. Per le microimprese l’aiuto potrà coprire il 30% del prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 20mila euro.

Ma i vincoli sono rigidi: prezzo massimo dell’auto fissato a 35mila euro (Iva esclusa), residenza in aree urbane ad alto pendolarismo e rottamazione obbligatoria.

Spesa, sport e affitti

Dal 10 settembre è attiva la carta “Dedicata a te”, con 500 euro per generi alimentari destinati a nuclei con Isee sotto i 15mila euro, esclusi però i beneficiari di altri sussidi. A disposizione ci sono 500 milioni di euro.

Previsti anche il bonus sport (300 euro per figlio, fino a un massimo di due, per famiglie con Isee sotto i 15mila euro) e il bonus affitto studenti fuorisede, che copre fino a 279 euro annui per chi studia lontano da casa senza accesso a residenze universitarie.

Un aiuto, ma non per tutti

Tra risorse limitate e requisiti sempre più selettivi, i bonus d’autunno rappresentano un sostegno importante, ma non universale. L’importante è fare in modo di garantire che gli incentivi arrivino davvero alle famiglie più fragili.

Italia: perché negli ultimi 10 anni sono aumentati gli imprenditori over 70?

Seguendo il trend della popolazione italiana anche le piccole imprese invecchiano. È quanto emerge da uno studio di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio: a giugno 2025 i titolari d’impresa con almeno 70 anni di età erano 314.824, il 10,7% del totale. Nel 2015 se ne contavano 290.328 (8,9%).

Dal 2015 al 2025, durante un decennio in cui l’intero universo delle imprese individuali si è ridotto di oltre 300mila unità, l’aumento di imprenditori over70 è pari a 24.496.
Il fenomeno è particolarmente accentuato al Sud. Tra le regioni con la maggiore incidenza di over 70 rientrano aree caratterizzate dalla persistenza di modelli familiari nelle attività più tradizionali, soprattutto in Basilicata (15%), Abruzzo (14%), Sicilia, (13,3%), Puglia (13,2%).

Titolari senior crescono in due terzi delle province

Da segnalare anche Umbria e Marche, in cui la quota dei titolari over 70 supera il 14%.
In alcune province poi si toccano punte record, come a Grosseto (18,7%), Trapani e Chieti (17,6%), Taranto (15,9%) ed Enna (15,6%). Molto contenuta, invece, la presenza di titolari ultrasettantenni nelle grandi città, Milano (6,4% sul totale), Torino (6,5%), Napoli (8,3%).

In pratica, nel decennio 2015–2025, il numero di titolari d’impresa over70 è aumentato in oltre due terzi delle province italiane, ma con dinamiche molto diverse.
In valore assoluto, le province che registrano gli incrementi più consistenti di imprenditori over 70 sono Palermo (+1.840) Torino (+1.794) Milano (+1.763) Napoli (+1.439) Reggio Calabria (+1.314).

Piccole realtà tradizionali e a conduzione familiare 

Quanto alle variazioni nel peso percentuale degli over70 sul totale dei titolari, nell’arco del decennio emergono province dove l’invecchiamento è particolarmente rapido. È il caso di Enna (+5,2%), Crotone (+4,8%), Chieti (+4,6%), Vibo Valentia (+4,5%), Grosseto (+4,3%).

In queste realtà, spesso rurali, del Sud o interne, il dato segnala una fragilità strutturale. Si tratta di microimprese tradizionali, spesso a conduzione familiare, dove mancano ricambi generazionali e attrattività per i giovani.
Questa polarizzazione territoriale solleva interrogativi su come sostenere il passaggio generazionale e su quali politiche attivare per accompagnare l’uscita degli imprenditori anziani, garantendo continuità alle attività economiche più radicate nel tessuto locale.

Passare il testimone garantisce la sopravvivenza

Il settore dove il fenomeno è più marcato è l’agricoltura. Qui, quasi un titolare su tre (28,3%) ha almeno 70 anni. Seguono le attività estrattive (50,7%, su valori assoluti però molto piccoli), la fornitura di energia (20,1%) e l’artigianato manifatturiero (9,6%).
In fondo alla classifica, i comparti più innovativi come ICT (4,2%) e consulenza (4,9%).

L’invecchiamento dei titolari riflette una doppia dinamica: da un lato il rallentamento del ricambio generazionale, dall’altro la resistenza, anche culturale, a cedere la guida dell’attività. Il dato preoccupa soprattutto per le piccole imprese tradizionali, spesso familiari e radicate nel territorio, dove il passaggio di testimone è cruciale per garantirne la sopravvivenza.

Oltre la burocrazia: il manuale HACCP come garanzia di igiene e affidabilità

Nel settore alimentare, la sicurezza è un requisito imprescindibile per ogni attività, dalla piccola gastronomia alla grande industria.

Il Manuale HACCP, acronimo di “Hazard Analysis and Critical Control Points”, non deve essere visto come una semplice incombenza burocratica, ma come uno strumento concreto per la gestione della sicurezza alimentare.

Questo sistema di autocontrollo, basato su un approccio preventivo, ha lo scopo di individuare e controllare i pericoli che possono compromettere l’igiene degli alimenti.

Un manuale ben redatto e applicato in modo corretto diventa la testimonianza dell’impegno di un’azienda a garantire la salubrità dei suoi prodotti.

Non solo un documento, ma una guida operativa

Il manuale per HACCP è un documento che descrive i processi di un’azienda alimentare, dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla distribuzione del prodotto finito.

Esso contiene le procedure e le istruzioni che il personale deve seguire per mantenere alti gli standard igienici. Non si limita dunque a un’analisi teorica, ma fornisce indicazioni pratiche su come gestire le diverse fasi di lavorazione.

Un manuale ben fatto è un riferimento chiaro per tutti i dipendenti, grazie al quale è possibile fare in modo che le pratiche di igiene siano uniformi e costanti.

La prevenzione come primo obiettivo

L’obiettivo principale del sistema HACCP è la prevenzione dei rischi alimentari. Il manuale ha quindi lo scopo d identificare i potenziali pericoli, sia biologici che chimici e fisici, e definire le misure per tenerli sotto controllo.

Ad esempio, stabilisce le temperature di conservazione dei cibi deperibili e le procedure per la pulizia delle attrezzature. L’applicazione di queste misure preventive riduce in modo significativo la possibilità che si verifichino contaminazioni.

Si evita così di affrontare problemi in un secondo momento, quando il prodotto potrebbe già essere compromesso.

Costruire la fiducia del cliente

Un manuale HACCP correttamente implementato contribuisce in modo diretto a costruire la fiducia dei consumatori. Quando un’azienda dimostra di avere un sistema di controllo rigoroso e certificato, i clienti si sentono più sicuri nell’acquistare i suoi prodotti.

Un brand che si distingue per la sua attenzione all’igiene ottiene un vantaggio competitivo e consolida la sua reputazione sul mercato. Come è noto infatti, la fiducia dei clienti è un valore inestimabile, che porta ad un passaparola positivo.

Gestione e controllo efficienti

L’adozione del manuale HACCP aiuta le aziende ad ottimizzare i propri processi operativi. Analizzando ogni fase della produzione per individuare i punti critici, si possono trovare modi per migliorare l’efficienza.

Per esempio, si possono identificare sprechi, inefficienze nella catena del freddo o procedure di pulizia non efficaci. Il sistema HACCP spinge le aziende a tenere registri accurati, che possono essere utili per l’analisi e il miglioramento continuo.

Conformità e serenità normativa

Disporre di un manuale HACCP aggiornato e applicato in modo scrupoloso garantisce la conformità con le normative vigenti in materia di sicurezza alimentare.

Infatti, in caso di ispezioni da parte delle autorità sanitarie, il manuale è il primo documento che viene richiesto. Presentare un manuale completo e dimostrare che le sue procedure sono seguite nella pratica offre serenità e riduce il rischio di sanzioni.

L’attenzione alla normativa mostra la serietà di un’azienda ed il suo rispetto per la legge.

Conoscenza e consapevolezza

Il manuale HACCP non è solo un documento per la direzione, ma è lo strumento per formare il personale. È essenziale che tutti i dipendenti che lavorano a contatto con gli alimenti siano consapevoli dei rischi e delle misure preventive da adottare.

Questo documento fornisce le basi per corsi di formazione specifici, che rendono i lavoratori parte attiva nel processo di garanzia della sicurezza.

La consapevolezza e la conoscenza da parte di tutto il team sono l’ultima garanzia per il mantenimento di alti standard igienici e per la protezione della salute dei consumatori.