Smart city tra sostenibilità, turismo e transizione digitale

Emerge dallo studio della Rome Business School “Sfide e opportunità delle smart cities tra transizione digitale, turismo e sostenibilità”: nel 2023, gli investimenti pubblici in progetti smart in Italia hanno superato per la prima volta 1 miliardo di euro (Intesa Sanpaolo Innovation Center, 2025).
Tuttavia, il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è escluso tende ad ampliarsi, rischiando di lasciare indietro ampie fasce della popolazione.

Come sottolinea Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School, “una smart city non è un traguardo tecnologico, ma un processo sociale e culturale: solo se saprà essere inclusiva, trasparente e partecipativa, l’innovazione potrà generare valore e benessere per tutti”.

Persistono diseguaglianze territoriali e culturali 

Lo sviluppo delle smart cities passa da un ecosistema digitale integrato e accessibile, capace di connettere cittadini, imprese e PA attraverso infrastrutture e servizi intelligenti.
Il 78% delle amministrazioni che ha realizzato progetti smart ha ottenuto benefici pari o superiori alle aspettative, ma persistono forti criticità, diseguaglianze territoriali e culturali. 

Sul fronte della connettività, però, l’Italia rimane indietro rispetto alla media europea, con la copertura delle reti fisse ad alta capacità che raggiunge “solo” il 52,9% delle famiglie (78,8% media UE), mentre la fibra ottica fino alle abitazioni è disponibile per meno del 60% (63,9% UE).
Questo gap infrastrutturale penalizza soprattutto le periferie e il Mezzogiorno, limitando l’efficacia dei sistemi urbani intelligenti.

La mobilità sostenibile

Milano guida la digitalizzazione urbana, seguita da Bologna, Roma, Torino, Reggio Emilia, Genova, Bari, Firenze, Modena e Venezia (EY Smart City Index, 2025).
La mobilità intelligente è considerata una leva strategica non solo per la riduzione delle emissioni, ma anche per il miglioramento della qualità della vita nei centri urbani. E la mobilità sostenibile è una delle aree più sviluppate nei progetti di smart city in Italia. Le soluzioni adottate vanno dal potenziamento dei mezzi pubblici elettrici all’introduzione di servizi di micromobilità e alla gestione digitale del traffico.

Milano, ad esempio, conta oltre 18.000 biciclette in sharing e circa 2.000 punti di ricarica per veicoli elettrici, mentre a Bologna sono attivi sistemi di sensoristica urbana per la regolazione dei flussi.

Turismo: la tecnologia alleggerisce la pressione urbana

Tra le tendenze più recenti spicca l’integrazione tra smart city e turismo. Nelle città d’arte il turismo è tra i settori che maggiormente beneficiano delle tecnologie intelligenti. A Roma, dove il Colosseo ha superato 14 milioni di visitatori nel 2024, sono stati introdotti sistemi di prenotazione a fasce orarie, assistenti digitali e accessi regolati per ridurre il sovraffollamento in siti come la Fontana di Trevi.

La città, che nel 2024 ha registrato 22 milioni di arrivi, affronta le criticità con strategie innovative, come quelle previste dal piano “Roma Smart City”, che promuove un turismo sostenibile integrato con l’identità urbana. Le entrate della tassa di soggiorno vengono reinvestite in infrastrutture, trasporti ecologici e tutela del patrimonio.

Life Science: un ecosistema trasformato dall’AI

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano: l’ecosistema Life Science è in una profonda trasformazione, guidato dall’innovazione digitale dell’Intelligenza artificiale che sta rivoluzionando prodotti, processi e interazioni tra gli attori coinvolti.

Secondo le aziende Pharma e Medtech italiane coinvolte nella ricerca, svolta in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici e Farmindustria, è proprio l’Intelligenza Artificiale tra le priorità di innovazione. L’AI infatti può venire utilizzata per migliorare il coinvolgimento dei professionisti sanitari (90%), scoprire nuovi prodotti (55%) e supportare le sperimentazioni cliniche (48%).

Le soluzioni di AIe più diffuse oggi tra le aziende farmaceutiche sono quelle per la ricerca e analisi di articoli scientifici e documentazione (circa 8 aziende su 10).
Si tratta principalmente di soluzioni generaliste, come ChatGPT o Copilot (nel 60% dei casi), ma il 36% delle aziende ha sviluppato soluzioni di AI generativa ad hoc utilizzando dati proprietari.

Dalle Terapie Digitali ai sensori per raccogliere dati clinici

Si evidenziano però anche altri ambiti importanti di investimento, come lo sviluppo di App per la salute e sensori per raccogliere dati clinici, ritenuto prioritario per il 48% delle aziende, e lo sviluppo di Terapie Digitali (DTx, soluzioni digitali validate clinicamente per integrare o sostituire le terapie tradizionali), prioritario per il 38%.

Attraverso la ricerca svolta sui pazienti, grazie alla collaborazione con BVA Doxa, è emerso che le App più diffuse sono quelle per migliorare lo stile di vita (utilizzate dal 39% dei pazienti e il 18% dei cittadini), quelle per tenere sotto controllo i parametri clinici (30% e 16%) e quelle per aumentare l’aderenza terapeutica (14% e 10%).

Le App più consigliate dai medici 

Quattro medici di medicina generale su dieci hanno già consigliato App per tenere sotto controllo i parametri clinici, mentre un medico di medicina generale su quattro e un terzo degli specialisti hanno già promosso App per migliorare lo stile di vita.

Proprio l’esperienza maturata con le App per la salute è il punto di partenza per l’introduzione di soluzioni digitali più avanzate, come le Terapie Digitali. Il 45% dei medici specialisti italiani sarebbe disposto a prescriverle, se fosse possibile.
A livello internazionale si contano oggi 112 Terapie Digitali attive, applicate soprattutto nella salute mentale (35%), nell’endocrinologia (22%), nella reumatologia (9%) e nella neurologia (9%).

L’evoluzione del quadro normativo

Le Terapie Digitali riguardano un ambito per il quale in Italia non esiste ancora una normativa di riferimento, nonostante diverse proposte di legge che stanno cercando di regolamentarne l’uso.

“L’evoluzione del quadro normativo, a livello nazionale ed europeo, sta contribuendo a delineare con maggiore chiarezza le condizioni abilitanti per l’adozione di innovazioni digitali nell’ecosistema Life Science – afferma Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio –. In uno scenario sempre più plasmato da tecnologie digitali, dati e algoritmi, diventa essenziale investire in nuove competenze, aggiornare i modelli organizzativi e promuovere una cultura dell’innovazione consapevole, sostenibile e responsabile”.

Vendere online: in dieci anni le imprese italiane di e-commerce sono più che triplicate: +225,6%

Alla fine del 2024 le aziende italiane di commercio online iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio erano 43.379. L’incremento registrato è di 30.058 unità rispetto al 2014. Si tratta di una variazione che in soli dieci anni è pari al +225,6%.

La rivoluzione portata dal commercio elettronico nelle abitudini degli italiani non ha solo cambiato la nostra società, ma ha prodotto trasformazioni visibili nel tessuto produttivo dei diversi territori del Paese.
Secondo un’analisi condotta da InfoCamere – Unioncamere su dati di Movimprese con oltre 4mila imprese è Napoli a guidare la rivoluzione digitale.

Lombardia, Campania, Lazio sul podio della crescita

Alla fine del 2024 tra le regioni con il maggior numero di imprese operanti nel settore del commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via Internet al primo posto si posiziona la Lombardia, con 8.545 imprese, il 19,7% del totale.

Dopo la Lombardia si posiziona la Campania, con 6.484 imprese, il 14,9% del totale, e terza regione nella classifica è il Lazio, con 5.088 aziende di e-commerce, l’11,7% del totale.
Alle stesse tre regioni va anche il podio della crescita in valore assoluto nel decennio considerato. Sono infatti 6.014 imprese in più in Lombardia, + 5.170 quelle in Campania e + 3.499 quelle operanti nel Lazio. 

Napoli è prima provincia d’Italia per numero di realtà e-commerce

A livello relativo, invece, la Campania guida la classifica delle regioni con il più alto tasso di crescita percentuale nel decennio, pari al +393,5%, seguita dalla Calabria (+294,2%) e dal Molise (+251,1%).
Si tratta di numeri che testimoniano una diffusione trasversale e ormai radicata di queste attività in tutti i territori italiani.

Nel confronto tra le province, è Napoli a conquistare il primato assoluto con 4.120 imprese di commercio online alla fine del 2024, per una quota che rappresenta il 9,5% del totale nazionale.

Il caso Napoli: il maggior saldo assoluto e la crescita percentuale più marcata

Al capoluogo campano fa seguito Roma, con 3.999 imprese, pari al 9,2% del totale nazionale, e Milano, con 3.895, per una quota pari al 9%.

Ma Napoli si distingue anche per il maggior saldo assoluto di unità nel periodo considerato, pari a +3.418 imprese, e per la crescita percentuale più marcata, addirittura il +486,9%.
Il dato partenopeo evidenzia come la rivoluzione digitale non sia una prerogativa delle capitali economiche del Paese, ma un fenomeno distribuito, capillare, e con potenzialità forti anche in contesti tradizionalmente meno digitalizzati.