Sicurezza digitale, l’Italia punta sull’intelligenza artificiale


Il futuro della difesa informatica, in Italia, sembra avere già un nome scritto sopra: intelligenza artificiale.

Non è una previsione ottimistica né uno slogan tech, ma la fotografia che emerge da uno studio internazionale condotto da Kaspersky, che ha analizzato aspettative, strategie e difficoltà delle imprese impegnate a costruire o potenziare i propri Security Operation Center, i cosiddetti SOC, ossia le centrali operative che sorvegliano e difendono le infrastrutture digitali aziendali.

Tutti contenti, almeno nelle intenzioni

C’è un dato che colpisce: tutte le aziende italiane coinvolte nell’indagine dichiarano di voler integrare l’IA nelle attività di sicurezza. Non una maggioranza, ma il cento per cento. Tra queste, il 63% ritiene probabile farlo a breve, mentre il restante 37% è certo di adottarla.

Il motivo è intuitivo: le imprese vedono nell’intelligenza artificiale uno strumento capace di individuare minacce più velocemente, accelerare le indagini sugli incidenti informatici e migliorare l’efficienza operativa complessiva dei SOC.

Cosa si aspettano davvero le imprese

Entrando nel concreto, quasi metà delle aziende immagina l’IA come un radar avanzato per intercettare comportamenti anomali nei sistemi informatici. Il 46% indica proprio nell’analisi automatizzata dei dati il principale vantaggio. Subito dopo, il 40% punta sull’automazione delle risposte agli attacchi, con procedure già pronte da attivare in pochi secondi.

Le motivazioni che spingono verso questa tecnologia sono chiare: automatizzare attività ripetitive, aumentare la precisione riducendo falsi allarmi e rendere più efficace il rilevamento delle minacce. Le grandi imprese, in particolare, stanno pianificando integrazioni più ampie e trasversali.

Il divario tra progetti e realtà

Quando però si passa dalla teoria alla pratica, emergono le difficoltà. La principale riguarda la qualità dei dati di addestramento, segnalata dal 24% delle aziende come limite serio all’affidabilità dei modelli. Poi c’è il problema delle competenze: il 15% denuncia la mancanza di specialisti interni in grado di gestire soluzioni basate su IA.

Non mancano le preoccupazioni legate alle nuove vulnerabilità che la stessa intelligenza artificiale può introdurre, indicate dal 26% degli intervistati, mentre il 35% cita i costi di sviluppo e manutenzione come ostacolo rilevante.

Competenze rare e corsa agli strumenti

Secondo Anton Ivanov, il valore della tecnologia è ormai riconosciuto, ma trasformare i test in risultati concreti resta complicato, soprattutto perché professionisti esperti in sicurezza e IA sono difficili da trovare.

Proprio per questo molte aziende del settore stanno integrando funzioni intelligenti direttamente nei propri prodotti, così da offrire strumenti pronti all’uso e più accessibili.

Verso SOC sempre più automatizzati

Tra le soluzioni suggerite dagli analisti figurano piattaforme capaci di raccogliere e analizzare automaticamente i dati di rete, sistemi di protezione in tempo reale e servizi di intelligence sulle minacce arricchiti da algoritmi avanzati.

L’obiettivo è costruire centri di sicurezza digitali sempre più autonomi, rapidi e precisi. Perché oggi la differenza non la fa solo chi si difende, ma chi riesce ad anticipare l’attacco.